Cuba: il popolo dice sì alla nuova Costituzione
Domenica 24 febbraio 2019 si è tenuto a Cuba il referendum popolare per la approvazione della nuova Costituzione. La partecipazione alle urne è stata molto alta: il 90,15% degli aventi diritti al voto si è recato alle urne che sono restate aperte dalle 7 del mattino sino alle 18 della sera. Lo spoglio ha visto l’86,85% dei votanti dire sì alla nuova Costituzione, approvando il nuovo corso politico inaugurato dal nuovo Presidente Miguel Díaz-Canel. Ma veniamo al dettaglio di questo referendum: su 8.705.723 elettori hanno votato 7.848.343 (90,15%), di cui 6.816.169 (86,85% dei votanti e 78,30% degli aventi diritti al voto) ha detto sì alla nuova Costituzione, mentre 706.400 (pari al 9% di coloro che si sono recati al voto e all’8,11% del totale degli aventi diritto) hanno risposto negativamente. Il referendum è avvenuto nella più completa tranquillità e trasparenza. Le lunghe file di cittadini che si sono generate alle urne, in alcuni momenti della giornata, sono avvenute nella più totale compostezza, dimostrando l’alta maturità civica del popolo cubano. É stato un risultato molto importante per il governo e per lo stesso Partito Comunista Cubano, perché l’altissima partecipazione popolare, circa il 10% in più rispetto alle elezioni politiche e amministrative precedenti, dimostra, una volta di più, il grande e maggioritario consenso di cui gode nel paese il governo e il Partito Comunista stesso. In pratica è stato un plebiscito a favore del nuovo presidente che ha così ottenuto una forte legittimità popolare, che si aggiunge a quella di essere stato prescelto da Raul Castro e votato all’unanimità dall’Assemblea Nazionale, composta da deputati eletti dal popolo stesso. L’alta partecipazione elettorale al referendum dimostra una volta di più la grande partecipazione del popolo, che non si è limitato al solo momento referendario, ma che parte da molti mesi prima, con la partecipazione attiva alla stesura stessa della nuova Costituzione, dato che dobbiamo ricordare che, prima di essere scritta come è giunta al referendum, la nuova Costituzione è stata oggetto di capillari riunioni e assemblee, che ha visto coinvolti il partito in affollate assemblee rionali, aperte a tutta la popolazione e che talvolta è stata oggetto di rettifica, come quando il popolo e certi settori della militanza del Partito Comunista Cubano hanno voluto rimettere nella Costituzione il richiamo al comunismo, che inizialmente era stato cancellato, a conferma di quanto ancor oggi l’ideologia marxista e i principi della rivoluzione castrista siano ben vivi e attivi nella società cubana, a tutti i livelli. Il Partito Comunista Cubano ha puntato molto sull’elaborazione di questa Costituzione, dibattendo con l’opinione pubblica dal livello rionale, sino alle più alte istituzioni del paese, coinvolgendo tutta la società cubana con le sue strutture civili e ha mobilitato tutte le sue forze per fare del referendum un alto momento di partecipazione democratica attiva di tutto il popolo cubano. E l’alta partecipazione al voto e l’altissimo consenso alla nuova Costituzione sono un inequivocabile vittoria del Governo e del Partito Comunista Cubano. Una vittoria di democrazia popolare di cui andare fieri. Come ha scritto, giovedì 1 marzo 2019, il quotidiano cubano Granma, organo ufficiale del Partito Comunista Cubano,: “Questo sostegno, indubbiamente di massa, ad un processo di natura popolare, che ha tramutato ogni cittadino in costituente, assume una importanza maggiore nel contesto internazionale estremamente ostile, dove gli imperialisti di sempre, coi loro tamburi di guerra, annunciano la fine di tutte le utopie. Però Cuba, con 150 anni di lotte alle sue spalle, non è disposta ad abbassare la testa di fronte ai “padroni del mondo” e non è disposta a perdere la sua sovranità, nonostante le pressioni che giungono sotto forma di blocco economico, finanziario e commerciale; notizie false, minacce dirette e tentativi eversivi. E il referendum costituzionale, l’ampia partecipazione cittadina e il suo risultato sono lì a dimostrarlo. Unità, coscienza civica, cultura giuridica, riaffermazione dei principi rivoluzionari… sono ben saldi come dimostra il processo di riforma costituzionale, un fatto che non si concluderà per la nazione solo con la proclamazione della nuova Costituzione. Subito dopo si dovrà iniziare a introdurre le leggi che l’attuale Costituzione prevede, svilupparle e, soprattutto, a farle mettere in pratica e farle rispettare.” Lo stesso Presidente, nell’intervista rilasciata ai media poco dopo aver votato domenica mattina, ha chiarito che la nuova Costituzione dovrà essere implementata da tutta una serie di norme e leggi importanti che dovranno regolamentare gli ambiti economici, giuridici e amministrativi dello stato Cubano. Lo stesso Miguel Díaz-Canel ha affermato che si sono presi contatti con esperti in giurisprudenza per arrivare a giugno 2019, all’Assemblea Nazionale, con un primo pacchetto di leggi da esaminare ed approvare. La nuova Costituzione, approvata con il referendum popolare di domenica 24 febbraio 2019, seppure modificato per il 60% rispetto alla sua stesura originaria, per volere del popolo che si è espresso, come abbiamo su relazionato, in centinaia di assemblee popolari di base, è una mediazione tra due opposte tendenze presenti nello stesso Partito Comunista Cubano e, complessivamente, anche nella società cubana. Da una parte vi è un forte zoccolo duro, che la pubblicistica borghese e la falsa sinistra socialdemocratica europea definisce eufemisticamente “ortodosso” e che unisce la generazione dei veterani rivoluzionari e le giovanissime leve del Partito Comunista Cubano, che si è opposto alla cancellazione del richiamo al comunismo nel testo costituzionale. Dall’altra vi è la generazione comunista di mezzo, della stessa età del Presidente, che chiede una maggiore accelerazione delle riforme economiche alla cinese, iniziate da Raul Castro 8 anni fa. Un altro motivo di scontro tra queste due anime del Partito Comunista Cubano è stato l’articolo 22 della nuova Costituzione, che per la prima volta riconosce a Cuba la proprietà privata, seppur complementare a quella socialista dello stato e delle cooperative statali. Attualmente circa 500.000 piccoli imprenditori cubani non hanno un riconoscimento giuridico a tutti gli effetti. Questi piccoli imprenditori, “lavoratori per proprio conto” come vengono definiti costituzionalmente, non hanno uno stato giuridico ben definito e si dovrà risolvere questa questione con un apparato legislativo ad hoc, che parte da questa nuova Costituzione. Anche altre questioni, come il matrimonio egualitario, che era previsto dalla prima stesura, ma che è stato accantonato dalle assemblee di base della società civile, si è deciso che se ne sarebbe parlato nel momento in cui si sarebbe enunciata la nuova legge sul diritto di famiglia. Quindi, come si può vedere, la affermazione della nuova Costituzione presuppone la realizzazione di molte importanti leggi che andranno a incidere sulla vita quotidiana della società cubana. O meglio, il Partito Comunista Cubano cercherà di regolamentare e legalizzare tutte quelle situazioni, anomale in una società socialista, venutesi creare da decenni in una società fortemente limitata, non per volere dello Stato Socialista, ma per colpa di un blocco economico, finanziario e mercantile internazionale che ha inevitabilmente compresso oltre misura la vita economica di Cuba in ogni campo. Consapevole di ciò il Partito Comunista Cubano sta cercando di porvi rimedio con una legislazione adeguata che riesca a superare le difficoltà esistenti, e che possa garantire un maggiore consenso popolare e cancellare così sull’isola eventuali velleità politiche, culla di pericolose forze eversive tra i lavoratori e tra le masse popolari. L’affermazione maggioritaria del referendum è un sostegno forte delle masse popolari cubane al governo e al Partito Comunista Cubano, è la dimostrazione che il popolo di Cuba a stragrande maggioranza sta con il Governo Rivoluzionario ed è protagonista politico del suo futuro, sotto la guida attenta del Partito Comunista Cubano e del suo Presidente Miguel Díaz-Canel
